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AMR - Corsi e attività

Domande e risposte
sulle malattie
reumatiche

Indice

Vaccinazione anti SARS-COV2
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Tutte le informazioni sotto riportate possono essere soggette nel tempo a modifiche legate al progresso scientifico in materia di AR. (Fonte)

Sì. È opportuno sempre contattare il proprio reumatologo viste le comorbidità di cui possono essere affetti i soggetti reumatologici.

Il rischio di contrarre il COVID-19 per i pazienti affetti da patologie reumatologiche non è maggiore che per gli altri soggetti. Ad ogni modo è opportuno ricordare che alcune comorbidità come l’ipertensione, le patologie polmonari, il diabete, l’obesità e l’insufficienza renale, che sono comuni in molte malattie reumatologiche, si possono associare ad un maggior rischio di complicanze a seguito di infezione da SARS-Cov2.

La società italiana di reumatologia (SIR) il 15 febbraio 2021 si è espressa in merito alla vaccinazione anti SARS-COV 2 per i pazienti con Artrite Reumatoide. I pazienti affetti da AR possono essere vaccinati, ma al momento non hanno priorità rispetto al resto della popolazione. È opportuno ad ogni modo consultare il proprio reumatologo.

Per i pazienti reumatologici non esiste ad oggi un vaccino migliore di un altro. Il tipo di vaccino non può ad ogni modo essere scelto dal paziente. Tuttavia è bene ricordare che i vaccini in uso ad oggi in Italia non contengono il virus e non esiste alcun rischio che il vaccino possa generare la malattia da SARS-Cov2 nei pazienti reumatologici seppure in trattamento con farmaci che interferiscono con la risposta immunitaria.

La vaccinazione andrebbe effettuata prima di iniziare la terapia (soprattutto per trattamenti con effetto molto prolungato come il rituximab). È opportuno iniziare la terapia lasciando trascorrere, se possibile, almeno una settimana dall’ultima somministrazione del vaccino.

Il rischio derivante dalla vaccinazione per i pazienti reumatologici è sovrapponibile a quello della popolazione generale e, visto che i vantaggi derivanti dalla vaccinazione superano largamente i possibili rischi legati al vaccino stesso è consigliabile effettuare la vaccinazione.

Alcuni cortisonici o il rituximab possono attenuare l’efficacia del vaccino. In questi casi è opportuno consultare il proprio reumatologo.

Le malattie reumatiche autoimmuni
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La maggior parte delle malattie reumatiche riconosce un meccanismo eziopatogenetico autoimmune. Quando il sistema immunitario, che costituisce la difesa naturale dell’individuo dagli agenti estranei (come virus e batteri), perde la capacità di discriminare ciò che è “estraneo” da “se stesso”, si verifica un’aggressione verso l’organismo (mediante la produzione di “auto-anticorpi”) con conseguente danno tissutale e comparsa di malattia. Le malattie autoimmuni si distinguono in organo-specifiche, nelle quali la reazione immunitaria è rivolta verso costituenti di un singolo organo (come nella tiroidite autoimmune) e sistemiche, nelle quali l’attacco del sistema immunitario è esteso a più organi e apparati (come nel lupus). Appartengono alla grande famiglia delle malattie reumatiche le artriti infiammatorie croniche (artrite reumatoide), le connettiviti sistemiche (lupus eritematoso sistemico, sclerodermia, sindrome di Sjogren) e le vasculiti che tendono a colpire in misura maggiore il sesso femminile rispetto al maschile. Non è ancora del tutto chiaro quali siano i meccanismi, certamente multifattoriali, alla base di tale differenza, anche se gli ormoni sembrano giocare un ruolo importante come modulatori di queste malattie, tanto in termini di insorgenza quanto di evoluzione.

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L’artrite reumatoide (AR) è una malattia infiammatoria cronica autoimmune che colpisce in maniera elettiva le articolazioni. L’artrite reumatoide è presente in tutto il mondo e a tutte le latitudini. La sua prevalenza (numero di casi di artrite reumatoide nella popolazione generale) è di circa l’1%; In Italia la prevalenza è di un malato ogni 250 abitanti. Vi sono quindi circa 400.000 malati nel nostro paese. L’incidenza è di 2-4 nuovi casi per anno su 10.000 individui adulti. La malattia colpisce il sesso femminile più frequentemente del sesso maschile con un rapporto donna/uomo di 3-4:1 e in particolare in una fascia di età compresa fra i 40 e i 60 anni, anche se si può manifestare a tutte le età, compresa quella infantile e senile.
Tra le malattie osteoarticolari l’artrite reumatoide rappresenta la malattia più severa in termini di danno strutturale delle articolazioni, di danno osseo secondario, di complicanze extra-articolari, di comorbidità associate e di rischio di mortalità.
Come accade per altre malattie autoimmuni (come per esempio il lupus eritematoso sistemico e la sclerodermia) è lo stesso sistema immunitario – che di norma difende l’organismo dalle aggressioni esterne – ad attaccare i tessuti sani, non riconoscendoli come tali. Il “bersaglio” privilegiato degli anticorpi, in questo caso è la membrana sinoviale, che è il foglietto di rivestimento interno della capsula articolare e che si riflette ai margini di questa andando poi a tappezzare le superfici ossee articolari. Tale membrana reagisce all’infiammazione aumentando di volume e dando origine al panno sinoviale. Questo si espande fino a provocare la graduale distruzione della cartilagine, ma il processo proliferativo nei casi più gravi arriva a toccare le ossa e gli altri tessuti circostanti (osso subcondrale, capsule, tendini, legamenti): da qui la condizione di invalidità sviluppata da chi ne soffre da tempo. L’infiammazione può coinvolgere i vasi sanguigni, le sierose, i muscoli, i polmoni, i reni, il cuore, il sistema nervoso centrale e periferico, l’apparato visivo, quello emopoietico.

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La causa dell’artrite reumatoide non è ancora completamente nota, ma di certo la sua patogenesi è multifattoriale. In soggetti geneticamente predisposti, un evento scatenante sarebbe responsabile dell’inizio della cascata di eventi che esita nell’infiammazione articolare. Le ricerche condotte finora hanno individuato diversi fattori di rischio coinvolti nella patogenesi della malattia, quali fattori genetici e ambientali. Tra i fattori di rischio non genetici ritroviamo il genere, l’età, l’esposizione al fumo di sigaretta, fattori alimentari, fattori ormonali, fattori socio-economici e agenti di natura infettiva. Sembra che alcuni fattori ambientali possano influenzare la frequenza e severità della malattia. Per esempio la dieta mediterranea, in particolare, una dieta che prediliga il consumo di pesce, oli vegetali e verdura sembri avere un ruolo protettivo nei confronti della malattia e della severità della stessa, mentre l’obesità sembra essere un fattore predisponente e aggravante.

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La malattia, a causa dell’infiammazione delle articolazioni, si presenta con dolore, gonfiore, rigidità al movimento e successiva perdita della funzionalità delle articolazioni coinvolte. Il dolore, sintomo principale, è spontaneo, continuo, spesso difficile da quantificare, presente a riposo e tende a migliorare con il movimento. La rigidità articolare è più intensa al risveglio e può durare per ore, se non per l’intera giornata. Questa caratteristica differenzia l’artrite reumatoide da altre patologie articolari come l’osteoartrosi, in cui la rigidità tende a svanire dopo pochi minuti. La perdita della funzionalità può essere causata nella fase iniziale dalla sinovite (infiammazione della membrana sinoviale) e nella fase avanzata dalle deformità articolari e dalle anchilosi. Le articolazioni comunemente coinvolte in modo bilaterale e simmetrico (caratteristica tipica della malattia) sono le piccole articolazioni delle mani e dei piedi, i polsi, gomiti, spalle, anche, ginocchia e caviglie. L’esordio è estremamente variabile. Nella maggior parte dei casi è insidioso e graduale (65-70%) ma in alcuni è acuto (10-25%). Ai sintomi articolari si possono associare sintomi sistemici come stanchezza, febbre, perdita di peso, indolenzimento muscolare e rash cutaneo.

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Nella maggioranza dei casi (55-70%), la malattia si manifesta in maniera graduale ed insidiosa, con comparsa di dolori articolari accompagnati o meno da rigidità mattutina prolungata, cui segue nel giro di settimane o mesi la comparsa di segni di infiammazione articolare. I sintomi di esordio, inoltre, sono simili ai sintomi di esordio di diverse malattie reumatiche. Per questo, soprattutto nelle fasi iniziali, può essere difficile da diagnosticare. Il sospetto diagnostico va posto ogni volta che una o più articolazioni persistono gonfie e dolenti per più di sei settimane. Gli esami di laboratorio vengono in aiuto per la formulazione di una corretta diagnosi. Circa il 70% dei pazienti con Artrite Reumatoide presenta nel sangue alti livelli del Fattore Reumatoide (FR). Il marcatore più specifico è la presenza di anticorpi anti-peptidi citrullinati (anti-CCP). Vi sono poi altri esami di laboratorio che, sebbene aspecifici, possono essere alterati in corso di malattia: l’incremento della VES e della Proteina C reattiva (PCR) (suggestivi di un processo infiammatorio in corso), riduzione dell’emoglobina (anemia). Tra gli esami strumentali la prima indagine da eseguire è la radiologia tradizionale (RX mani e piedi) che però, nelle fasi iniziali non è in grado di evidenziare le erosioni, alterazioni tipiche della malattia. L’esame da effettuare immediatamente insieme alla radiografia è l’ecografia articolare che dimostrerà il versamento articolare e l’eventuale presenza del panno sinoviale. Altro esame utile ai fini diagnostici in casi selezionati è la risonanza magnetica capace di dimostrare l’infiammazione articolare e l’eventuale infiammazione dell’osso (edema osseo).

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Non c’è modo di prevenire la predisposizione allo sviluppo delle malattie reumatiche, ma uno stile di vita sano, caratterizzato da un’alimentazione equilibrata e da una regolare attività fisica, può aiutare a contrastarne la comparsa.

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No. Ma si può curare

I farmaci attualmente a disposizione per la cura dell’artrite reumatoide hanno migliorato la prognosi della malattia. La terapia, se instaurata precocemente, a poco tempo dall’esordio dei primi sintomi, è in grado di modificare la storia naturale della malattia ed evitare che si instaurino danni articolari irreversibili.
È quindi fondamentale per il buon esito della terapia, che il paziente con sintomi suggestivi di artrite reumatoide (dolore e gonfiore di almeno 3 articolazioni da più di 6 settimane, in particolare a piccole articolazioni di mani e piedi, e rigidità al risveglio superiore a 30 minuti) venga indirizzato tempestivamente allo specialista reumatologo per effettuare diagnosi ed iniziare la terapia quanto più precocemente possibile.
La terapia ha l’obiettivo di: 1. Ridurre l’intensità del dolore; 2. Arrestare il processo distruttivo a carico delle articolazioni; 3. Recuperare la funzione e dunque impedire la perdita della capacità lavorativa.
Al primo scopo servono i farmaci antinfiammatori non steroidei (Fans) e i corticosteroidi. Al secondo scopo servono farmaci che modificano il decorso della malattia, i cosiddetti farmaci di fondo distinti in farmaci di fondo tradizionali (in particolare Methotrexate, leflunomide, salazopirina) e farmaci biotecnologici, ovvero farmaci mirati su specifici bersagli responsabili del processo infiammatorio, che vanno utilizzati dopo il fallimento della terapia con i farmaci tradizionali. Al terzo scopo servono la riabilitazione articolare-neuromuscolare ed eventualmente la chirurgia ortopedica.

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Anticorpi monoclonali cioè cellule del nostro sistema immunitario ingegnerizzate in laboratorio. Si tratta di una terapia mirata su specifici bersagli responsabili del processo infiammatorio che viene utilizzata dopo il fallimento della terapia con i farmaci tradizionali.

I diritti del malato
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Le fonti primarie in materia di diritti del malato sono l’ Art. 32 della Costituzione (diritto alla salute) e la Carta dei diritti del Malato.

La carta dei diritti del malato è un documento presentato a Bruxelles nel 2002 da una fitta rete di associazioni civiche a tutela dei diritti fondamentali del paziente.

Carta dei diritti del malato:

1. DIRITTO AL TEMPO
Ogni cittadino ha diritto a vedere rispettato il suo tempo al pari di quello della burocrazia e degli operatori sanitari.

2. DIRITTO ALL’INFORMAZIONE E ALLA DOCUMENTAZIONE SANITARIA
Ogni cittadino ha diritto a ricevere tutte le informazioni e la documentazione sanitaria di cui necessita nonché ad entrare in possesso degli atti necessari a certificare in modo completo la sua condizione di salute.

3. DIRITTO ALLA SICUREZZA
Chiunque si trovi in una situazione di rischio per la sua salute ha diritto ad ottenere tutte le prestazioni necessarie alla sua condizione e ha altresì diritto a non subire ulteriori danni causati dal cattivo funzionamento delle strutture e dei servizi.

4. DIRITTO ALLA PROTEZIONE
Il servizio sanitario ha il dovere di proteggere in maniera particolare ogni essere umano che, a causa del suo stato di salute, si trova in una condizione momentanea o permanente di debolezza, non facendogli mancare per nessun motivo e in alcun momento l’assistenza di cui ha bisogno.

5. DIRITTO ALLA CERTEZZA
Ogni cittadino ha diritto ad avere dal Servizio sanitario la certezza del trattamento nel tempo e nello spazio, a prescindere dal soggetto erogatore, e a non essere vittima degli effetti di conflitti professionali e organizzativi, di cambiamenti repentini delle norme, della discrezionalità nella interpretazione delle leggi e delle circolari, di differenze di trattamento a seconda della collocazione geografica.

6. DIRITTO ALLA FIDUCIA
Ogni cittadino ha diritto a vedersi trattato come un soggetto degno di fiducia e non come un possibile evasore o un presunto bugiardo.

7. DIRITTO ALLA QUALITÀ
Ogni cittadino ha diritto di trovare nei servizi sanitari operatori e strutture orientati verso un unico obiettivo: farlo guarire e migliorare comunque il suo stato di salute.

8. DIRITTO ALLA DIFFERENZA
Ogni cittadino ha diritto a vedere riconosciuta la sua specificità derivante dall’età, dal sesso, dalla nazionalità, dalla condizione di salute, dalla cultura e dalla religione, e a ricevere di conseguenza trattamenti differenziati a seconda delle diverse esigenze.

9. DIRITTO ALLA NORMALIT À
Ogni cittadino ha diritto a curarsi senza alterare, oltre il necessario, le sue abitudini di vita.

10. DIRITTO ALLA FAMIGLIA
Ogni famiglia che si trova ad assistere un suo componente ha diritto di ricevere dal Servizio sanitario il sostegno materiale necessario.

11. DIRITTO ALLA DECISIONE
Il cittadino ha diritto, sulla base delle informazioni in suo possesso e fatte salve le prerogative dei medici, a mantenere una propria sfera di decisionalità e di responsabilità in merito alla propria salute e alla propria vita.

12. DIRITTO AL VOLONTARIATO, ALL’ASSISTENZA DA PARTE DEI SOGGETTI NON PROFIT E ALLA PARTECIPAZIONE
Ogni cittadino ha diritto a un servizio sanitario, sia esso erogato da soggetti pubblici che da soggetti privati, nel quale sia favorita la presenza del volontariato e delle attività non profit e sia garantita la partecipazione degli utenti.

13. DIRITTO AL FUTURO
Ogni cittadino, anche se condannato dalla sua malattia, ha diritto a trascorrere l’ultimo periodo della vita conservando la sua dignità, soffrendo il meno possibile e ricevendo attenzione e assistenza.

14. DIRITTO ALLA RIPARAZIONE DEI TORTI
Ogni cittadino ha diritto, di fronte ad una violazione subita, alla riparazione del torto subito in tempi brevi e in misura congrua.

Fonte